Ultimo aggiornamento: Sabato, 16 Gennaio 2021 Ore 21:47:04 Aggiorna
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Brexit: quanto costerebbe all'Italia?

In caso di hard Brexit la Gran Bretagna presenterebbe un conto salato all’Italia


Londra e Roma non più amiche? In caso di hard Brexit la Gran Bretagna potrebbe presentare un conto salato al nostro Paese.

Brexit: i servizi finanziari

Tra il nostro Paese e la Gran Bretagna ci sono numerosi tipologie di affari, anche di notevole entità. Ad esempio è il caso del settore dei servizi finanziari. Sono 120 le imprese britanniche senza succursali che operano nel settore degli investimenti in Italia. Adesso non hanno bisogno di nessun permesso, ma in caso di hard Brexit dovranno avere un’autorizzazione particolare, una sorta di "passaporto". Questo potrebbe significare meno concorrenti sul mercato e prezzi più alti per l’utente finale. Molti intermediari finanziari per non chiudere i rapporti con l’Unione, si stanno tutelando preventivamente, spostando le loro sedi nei Paesi membri. C’è chi fa rotta sul Belgio, chi su Parigi.

Brexit: il bilancio dell’Unione Europea

Con un'eventuale Brexit priva di accordi il bilancio dell’Unione Europea perderebbe 9 miliardi di Euro all’anno: la Gran Bretagna è infatti il secondo contribuente nel bilancio dell'UE: tra 2011 e 2017 ha versato ben 66 miliardi di Euro: è preceduta solo dalla Germania che ne ha versati più di 100.
I mancati versamenti sarebbero quindi da ripianare tra gli Stati che resterebbero nell’Unione: all’Italia secondo le prime stime spetterebbe un versamento annuo maggiorato di ben 1,2 miliardi.

Brexit: i dazi nel settore alimentare

Italia, Paese di export. Questo binomio è valido a partire dai prodotti alimentari e gli inglesi non fanno eccezione. Sull’asse Roma - Londra viaggia, tanto per dirne una, un quarto del prosecco che produciamo ogni anno.
In totale noi esportiamo merci per 23 miliardi oltre la Manica, mentre ne importiamo circa 11,5 miliardi. I dati Ipsi ci dicono quindi che vantiamo un surplus commerciale di tutto rispetto.
I dazi, che potrebbero essere applicati già dopo un anno dalla cosiddetta hard Brexit, farebbero salire i prezzi fino al 35% nel settore alimentare. L’impatto negativo potrebbe valere circa 2,6 miliardi, a discapito soprattutto delle piccole e medie imprese.

Brexit: viaggi e studio più cari. E il lavoro?

Da ultimo è doveroso parlare anche dell’impatto che la Brexit avrebbe in ambito turistico e universitario. Il passaporto tornerebbe in voga e le rate universitarie si alzerebbero, con il risultato che uno studente giapponese e uno italiano si troverebbero a pagare la stessa cifra per conseguire una laurea. Se pensiamo che oggi circa il 40% di chi vuole studiare all’estero nel nostro Paese sceglie la Gran Bretagna e che uno studente UE paga circa la metà di uno studente proveniente da qualsiasi altra parte del mondo, il problema è evidente.
Infine un lavoratore oggi può circolare liberamente nel mercato del lavoro inglese; in caso di Brexit senza accordi questo non sarà possibile: se si dovesse restare disoccupati si avrebbero solo due mesi di tempo per trovare un altro impiego.

Per concludere si può affermare che una brexit senza accordi sarebbe un disagio economico e culturale notevole: è ancora possibile correre ai ripari, ma non bisogna esitare: c'è tempo solo fino al 31 ottobre.