Ultimo aggiornamento: Martedì, 16 Agosto 2022 Ore 07:10:01 Aggiorna
  • 1.796,15
    -0,11%
  • 88,91
    -0,56%
  • 20,207
    -0,32%
  • 3,6218
    +0,54%
  • 928,90
    -0,32%
  • 2.147,77
    -0,14%
  • 8,840
    +0,40%
  • 3,4509
    +0,84%

Export Italia - Giappone: incremento del 17%

L'accordo siglato tra Unione europea e nipponici lo scorso febbraio rilancia l'export e dà segnali positivi per il futuro


L’export di Made in Italy verso il Sol levante è cresciuto di oltre il 17%, pari a più di 3,6 miliardi di euro e un volume di vendite annuo che dovrebbe toccare i 6,7 miliardi.

Il 1° febbraio scorso è infatti entrato in vigore l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Giappone. Il centro studi Sace Simest ha raccolto i dati del primo semestre del 2019 e rispetto all’anno precedente i principali settori che hanno beneficiato della riduzione delle barriere tariffarie sono quello di alimentari e bevande (+47,4%), dei mezzi di trasporto (+16%) e dai prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+8,4 per cento).

L’accordo prevede l’eliminazione della maggior parte dei dazi: oltre il 90% delle barriere tariffarie sui beni europei diretti in Giappone è stato abolito o ridotto già dall’entrata in vigore dell’intesa. Sono poi previsti periodi di transizione per alcuni settori sensibili, come ad esempio il settore automobilistico (7 anni).

È inoltre garantita la protezione di 205 prodotti agricoli europei di alta qualità, le cosiddette Igp, tra le quali figurano 45 prodotti italiani (vini, alcolici in genere, formaggi e salumi).

L’accordo infine, faciliterà le esportazioni di servizi e aprirà il mercato degli appalti di 54 grandi città del Giappone. Le imprese dell’Unione arriveranno a risparmiare fino a 1 miliardo di Euro l’anno in termini di minori dazi doganali, di cui 134 milioni sul vino e 174 sui prodotti della pelletteria e delle calzature.

Inoltre, le 15mila Pmi italiane che già fanno affari con il Giappone beneficeranno anche dell’eliminazione delle barriere non tariffarie, standard, certificazioni sanitarie, omologazioni, che gravano sui costi delle imprese grazie, ad esempio, al meccanismo del reciproco riconoscimento. 

Perfino settori come i trasporti, che hanno comunque delle clausole di salvaguardia e per cui si temeva un calo, sono un campo in cui si hanno delle opportunità. Ad esempio, nei primi 7 mesi del 2019, Lamborghini ha segnato in Giappone un +24% di vendite.
Per concludere anche gli esportatori di vini, carni e formaggi e altri settori molto competitivi per il nostro Paese come ad esempio il tessile, i prodotti d’abbigliamento e quelli chimici, oltra alla plastica, vedranno un’abolizione delle barriere tariffarie.

Export Italia - Giappone: i dati della dogana giapponese

L’amministrazione doganale giapponese ha reso noto di recente che le importazioni dall’Italia il mese scorso sono cresciute dell’11,3% a 124 miliardi di yen (a fronte di un export nipponico nei nostri confronti in progresso del 4,1% a 41,9 miliardi di yen), mentre quelle dalla Francia sono scese dell'8% a 102,3 miliardi e quelle della Germania si sono contratte a 220,5 miliardi, calando del 16,2%.

Il punto sulle nuove opportunità di business legate all’Accordo di libero scambio sarà fatto il 5 settembre a Ca’ Vendramin Calergi a Venezia, durante la Japan Week, mentre il 9 ottobre l’Italy Japan business Group organizzerà un convegno a Milano, prima dell’assemblea annuale del 15 novembre a Tokyo.