Ultimo aggiornamento: Lunedì, 19 Ottobre 2020 Ore 18:20:02 Aggiorna
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La fuga dai Pir non si arresta: Equita rivede le stime al ribasso

Le modifiche alla normativa hanno diminuito l’attrattività dei Piani individuali di risparmio: - 700 milioni nel 2019


Prosegue la fuga dai Pir; Equita rivede al ribasso le stime relative alla raccolta per il 2019 da 0 a - 700 milioni. La causa principale è da ricercarsi nelle modifiche alla normativa che hanno diminuito l’attrattività dei Piani Individuali di Risparmio.

Luigi de Bellis, co-responsabile dell’Ufficio Studi Equita sostiene che “dopo 8 mesi di raccolta negativa, il Governo dovrebbe ripristinare la normativa precedente, siccome aveva riscosso successo ed era riuscita a dirottare il risparmio nei confronti delle imprese italiane”.

Anche Tommaso Corcos, Presidente di Assogestioni, ha il medesimo parere e sostiene che il mercato dei Pir sia immobile da mesi. Durante il secondo trimestre i fondi Pir hanno fatto registrare una raccolta netta negativa per quasi 350 milioni (348,3 per l’esattezza), in confronto ai - 2,2 milioni registrati nel primo trimestre di questo 2019 e le masse totali sono passate da 18,8 a 18,5 miliardi.

L’osservatorio de Il sole 24 ore plus a luglio e agosto indica uscite pari a - 151milioni e - 46 milioni, con una raccolta netta che da inizio anno registra - 546 milioni.

Eltif e modifiche normative

A giugno è stato approvato un emendamento al decreto Crescita che prevede un regime di esenzione fiscale del 26% sui redditi di capitale e svariati incentivi per coloro che sottoscrivono i fondi europei a lungo termine (i cosiddetti Eltif).
Luigi de Bellis accoglie in modo positivo l’incentivo alla sottoscrizione di Eltif, siccome “l’esperienza di altri Stati evidenzia come questi strumenti stimolino il finanziamento di aziende medio-piccole.”
Il co- responsabile di Equita continua poi parlando della “struttura chiusa dei fondi europei a lungo termine, che è una soluzione valida per dirottare il capitale nella direzione di investimenti a lungo termine nell’economia reale, stimolare nuovi fondi specializzati nelle Pmi e migliorare la liquidità delle imprese a bassa e media capitalizzazione”.

Gli incentivi di cui parliamo partiranno soltanto da gennaio 2020, previa autorizzazione della Commissione Europea ed emanazione dei decreti attuativi. La speranza è che tali decreti siano chiari ed esaustivi, senza lasciare spazio a incertezze interpretative, in modo che non si rendano necessari ulteriori interventi normativi.