Ultimo aggiornamento: Giovedì, 27 Gennaio 2022 Ore 11:51:03 Aggiorna
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Unione europea e Governo italiano: le manovre economiche possibili

Flessibilità UE per un eventuale Conte-bis: il dialogo con la commissione europea sarà fondamentale


Nelle prossime settimane un nuovo Governo dovrà dialogare con la Commissione Ue in un modo quasi obbligato, per sostenere la complessa manovra economica 2020

Senza più l’ipoteca della flat tax che proponeva la Lega, questa manovra si dovrebbe attestare tra i 30 e i 35 miliardi, compresi i 23,1 miliardi necessari per evitare gli aumenti dell’Iva e i 4-5 miliardi per spese indifferibili e rifinanziamenti obbligati. Colmare questo gap non sarà un compito banale e chi governerà mira ad ottenere da Bruxelles il via libera ad una nuova tranche di flessibilità di 0,4-0,5 punti di Pil, da sommare alla quota dello 0,18% di prodotto interno per interventi contro il dissesto idrogeologico e il Ponte Morandi di Genova già utilizzata quest’anno e messa in conto per il prossimo dall’ultimo Def. 
In totale la somma sarebbe di 10-12 miliardi, più o meno un terzo delle coperture per la prossima legge di bilancio.

La manovra nel dettaglio

La manovra, secondo i primi confronti tecnici da Pd e M5S, dovrà contenere un taglio al cuneo da almeno 4-5 miliardi, anche con la funzione di allargare la platea dei lavoratori beneficiari del bonus 80 euro e prevedere una forte spinta agli investimenti Green, oltre a quelli destinati al Sud, senza tralasciare le infrastrutture

L’operazione dovrà alleggerire le imprese, e in contemporanea aumentare le buste paga dei lavoratori. Molta attenzione verrebbe poi data alla formazione, soprattutto continua, e alla scuola. Resterà in vigore il reddito di cittadinanza, magari con un rafforzamento delle misure di politica attiva per incentivare di più, e meglio, il raccordo con il mondo del lavoro; mentre, con tutta probabilità, ci sarà una rivisitazione di quota 100, che dovrebbe esaurirsi nel 2021 e lasciare il posto ad altri strumenti, come ad esempio l’Ape social rafforzata. Quasi per certo si avranno correzioni al Jobs act, in particolar modo per quanto riguarda le crisi aziendali. Al Mise ad oggi sono aperti oltre 150 tavoli relativi a grandi aziende che interessano più di 200mila lavoratori. Qui, tra le ipotesi su cui si starebbe ragionando, accanto al potenziamento delle politiche, è un irrobustimento dei sussidi, Cigs in testa (ridotta dalla riforma del 2015) ma che, a oggi, con l’esaurirsi della mobilità, rappresenta l’unico strumento di sostegno prima della perdita del posto di lavoro. 

Il futuro del Governo italiano

La flessibilità Ue è quindi indispensabile. In quest’ottica ci sarebbero delle chance di successo per il Governo italiano, e questo sarà possibile per due motivi:

  • Il primo è rappresentato dai conti più o meno in ordine lasciati dall'esecutivo gialloverde, anche attraverso l’aggiustamento di luglio, grazie al quale il deficit 2019 è sceso attorno al 2% rispetto al 2,4% indicato nel Def. Inoltre a fine anno potrebbe toccare quota 1,9% per effetto dei risparmi finali di quota 100 e reddito di cittadinanza e alle maggiori entrate fiscali a consuntivo. Da tener presente poi la spesa per interessi che risulterà più bassa rispetto alle previsioni iniziali. L’effetto trascinamento delle misure adottate a luglio, insieme alla quantificazione delle minori spese per il prossimo anno, delle maggiori entrate e delle uscite più contenute per gli interessi sul debito forniranno un “tesoretto” che ammonta a circa 8 miliardi per il 2020, con una simultanea riduzione dell’indebitamento, che oggi è previsto al 2,1%. Da qui partirà la manovra che verrà sostenuta con la rimodulazione di quota 100 (un possibile risparmio di quasi 4 miliardi), il riordino dei bonus fiscali e una spending review.
     
  • Il secondo fattore che può favorire l’uso di deficit aggiuntivo è da ricercare nell’approccio dell'Ue che sembra essere meno rigido. La recessione generale che sta colpendo l’Europa e l’economia tedesca in frenata potrebbero indurre Bruxelles ad interpretare in modo più elastico gli attuali vincoli sui conti pubblici, in attesa di un’eventuale nuova stesura del patto di stabilità, in veste meno severa.